Guida alle criptovalute: Blockchain

Guida alle criptovalute: Blockchain

di Pubblicato: 6 ottobre 2017 Aggiornato: 12 ottobre 2017 0 commenti

Non è possibile di parlare di cripto valute senza parlare di BlockChain (catena di blocchi in italiano). Sebbene esistano delle eccezioni, ad esempio con la cripto valuta IOTA, la gran parte delle valute virtuali fanno uso di tale tecnologia.

Si tratta di un sistema distribuito in cui chiunque può farne parte e potenzialmente ottenere un guadagno dalla partecipazione. Infatti la base fondante è quella del peer-to-peer che molti di voi avranno conosciuto attraverso software di distribuzione digitale decentralizzata come può essere bit-torrent. In sostanza attraverso la partecipazione di molti computer si ottiene una rete distributiva a servizio della cripto valuta.

La blockchain è quindi un libro mastro sostenuto da questi computer (cioè ognuno di essi avrà una copia completa) dove vengono via via annotati tutti i vari passaggi delle monete. Quindi salvo alcune eccezioni, dire per esempio che bitcoin è anonimo è tecnicamente sbagliato. Infatti conoscendo anche solo un attore è possibile ricostruire all’indietro tutti i passaggi attraverso la lettura dei blocchi. Questi blocchi hanno delle timestamp (una marcatura oraria) che include un hash, ovvero una stringa di numeri e lettere che hanno un senso logico a livello di algoritmo crittografico. Cioè se mi metto a cambiare  anche solo un carattere, il suddetto hash non sarà più valido. Pertanto l’hash del blocco deve essere coerente a livello di algoritmo con il blocco che lo precede. La coesione degli uni agli altri si chiama appunto catena (chain) ed ogni blocco può aggiungersi in cima rafforzando, a livello di validazione, quel ramo della catena.

Per aggiungere un nuovo blocco la rete deve accettarlo. Nel momento in cui viene fatta una transazione viene generato un blocco con lo stato di “non confermato”. I vari nodi della rete lo ricevono e devono, attraverso dei tentativi, riuscire a determinare l’Hash del blocco che lo precedeva. Maggiore è la complessità dell’hash, maggiore sarà lo sforzo informatico. Una volta che uno dei client individua l’hash combaciante, lo notifica alla rete con la soluzione, e quando altri 6 nodi ne confutano l’esattezza, il blocco passa allo stato “confermato” e di conseguenza anche l’operazione che lo aveva generato. Pertanto ogni transazione richiede un certo periodo di tempo, che è variabile in base alle caratteristiche della blockchain di riferimento. Nel caso di bitcoin bisogna aspettare almeno 10 minuti.

Quella che vi ho appena descritto è l’operazione di mining, o minatura, e a seconda del progetto di cripto valuta, prevede un premio per il client che per primo ha individuato l’hash corretto.

Con questo sistema si ottengono sostanzialmente due effetti. Il primo è che una volta spesa la moneta questa non sarà riutilizzabile poiché l’hash risulterà già utilizzato, il secondo è la sicurezza. Se volessi fare una operazione di manomissione (hacking) tentando di generare monete false, o intromettermi in una transazione, dovrei modificare tutti i computer aderenti alla catena, che come abbiamo visto non sarebbero meno di sei, ma in realtà sono migliaia e distribuiti in giro per il pianeta.

Tra gli effetti collaterali è chiaro che si pone un problema di sostenibilità data dalla dimensione della blockchain medesima. Maggiori saranno le transazioni più grossa in dimensioni di gigabytes sarà il database. Ogni progetto ha avuto la sua visione, per cui c’è chi ha risolto in un modo e chi in un altro.

Dal punto di vista pratico bitcoin è al momento quello tra i meno efficienti a livello tecnologico, anche perché essendo il primo è chiaro che i successori avrebbero fatto di meglio. Tuttavia essendo quello più conosciuto ed essendo il numero di monete predeterminato (ne parleremo in un futuro articolo) è la moneta virtuale con più capitalizzazione e maggior valore per singola unità.

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