Virtualbox Guest Addition su Ubuntu Server

17 December 2011 di admin 2 commenti »

Se siete arrivati a questa pagina è perché non riuscite ad installare le VirtualBox Guest Addition su una macchina virtuale con Ubuntu Server. Il problema in realtà è piuttosto banale, la versione base, priva di alcun Desktop Engine (Gnome o KDE o ..) del server non prevede l’installazione di una serie di tools di uso comune che vanno obbligatoriamente installati prima. Quindi questa è la sequenza esatta per installare le Guest Addition su una nuova macchina, che non ha installata alcuna GUI, viceversa il problema non si sarebbe posto.

sudo apt-get install dkms build-essentials

Effettuiamo un bel reboot, al successivo riavvio della macchina selezioniamo nell’interfaccia di VirtualBox, più precisamente nel menu a tendina, “Dispositivi -> Installa Guest Additions”. In sostanza è come se avessimo caricato nel lettore cdrom il cd delle Guest Additions. Ora non ci resta che indicare ad Ubuntu Server il cd ed avviare l’installazione.

sudo mkdir /mnt/cdrom
sudo mount -t iso9660 /dev/cdrom /mnt/cdrom
sudo sh /mnt/cdrom/VBoxLinuxAdditions.run

Al termine dell’operazione riceverete un errore simile a questo: “Could not find X.org or Xfree.86 on the guest system” ma non preoccupatevi è del tutto normale essendo una installazione server priva di GUI. Un ulteriore riavvio di sicurezza e il lavoro è finito in quanto le Guest Additions sono installate.

Rimuovere manualmente il client Data Protector Client da Linux

22 November 2011 di admin Nessun commento »

Specie nelle migrazioni può capitare che qualche client di Data Protector rimanga orfano nel sistema. A distanza di tempo mi sono trovato una Suse Linux con un vecchio client, dove oltre tutto il server di riferimento nemmeno esisteva più. Questo di fatto non permetteva di poter installare una versione più aggiornata.

Nella documentazione la soluzione sembra semplice, ovvero importare il client dalla GUI di Data Protector, e da questa impartire il cancellamento. Ovviamente se come nel mio caso il server Data Protector è pure cambiato le cose si complicano. Nemmeno un upgrade del client è andato a buon fine, quindi non era rimasto che guardare il file di installazione per capire come e dove venisse installato il programma.

Per prima cosa è necessario scaricare da Xinetd il servizio client che tiene occupata la porta 5555.
Ho semplicemente cancellato il file omni da /etc/xinetd.d (in altre distribuzioni può essere che si debba intervenire anche sul file /etc/xinetd.conf ), commentato o cancellato dal file /etc/services il servizio OMNI relativo alla porta 5555 e quindi riavviato il demone xinetd ( sudo restart service xinetd ).

A questo punto il servizio omniback dovrebbe essere fuori gioco, per sicurezza verifichiamo con un netstat -vantp dove non dovremo trovare nulla in ascolto sulla porta 5555. Si procede con una brutale rimozione delle directory di installazione vecchie.
In seguenza ho eliminato con

sudo rm -f -d -r /usr/omni /opt/omni /var/opt/omni /etc/opt/omni 

Se tutto è andato a buon fine il sistema è pulito e si può installare la nuova versione del client Data Protector.

Linux: Ntp sync update, aggiornare di frequente l’ora

14 October 2011 di admin Nessun commento »

Mi sono imbattuto nel problema dell’aggiornamento dell’ora tra server e server orari. Un nostro server necessita di avere l’ora aggiornata con gli NTP server della nostra LAN e quindi non è accettabile uno scostamento troppo grande tra l’orologio interno e l’ora “ufficiale”. Ubuntu effettua il sync all’avvio della macchina, o attraverso il cron una volta al giorno. Sarebbe quindi possibile aggiornare il cron più frequentemente, tuttavia esiste un pratico comando per rendere ancora più insistente le richieste verso gli NTP Server.

I server NTP deputati a fornire l’ora esatta sono dichiarati nel file /etc/ntp.conf
Qui basterà aggiungere i parametri burst iburst come nell’esempio seguente:

server 0.pool.ntp.org burst iburst

dopo circa un minuto scarso se date il comando ntpq -p vedrete che i parametri di delay e offset saranno scesi a zero.

Google Reader aggiungere “condividi con Google+”

11 October 2011 di admin Nessun commento »

Da una settimana più o meno sono disponibili le API per Google+ è quindi finalmente possibile aggiungere il pulsante di condivisone al nuovo social network made in Google direttamente all’interno di Reader senza doversi appoggiare ad applicazioni esterne. Vediamo come.

Da Reader premiamo sul pulsante in alto a destra (con la forma di un ingranaggio) quindi selezioniamo Reader Settings (Impostazioni di Reader), nella maschera che ci appare cerchiamo la tab Send to (condividi). In fondo a questa sezione c’è l’apposito link che permette di inserire i tasti di condivisione personalizzati (questo in attesa che a Mountain View si decidano a metterlo loro di default).

Premendo questo link appare sotto di esso una sezione con una form e dei campi da compilare.
Riempiteli con:

  • Name: Google+
  • URL: https://plusone.google.com/_/+1/confirm?hl=en&url=${url}
  • Icon URL: https://ssl.gstatic.com/s2/oz/images/favicon.ico
Salvate, e ora avrete nel link Condividi di ogni articolo il riferimento per condividere direttamente in Google+ senza fare noiosi copia incolla.

 

Data Protector installazione client su Ubuntu linux

23 August 2011 di admin Nessun commento »

Il software di Backup Data Protector di HP è certificato per funzionare, come client, sotto sistemi linux Suse Enterprise e Red Hat Enterprise. Quindi abbiamo dei pacchetti di distribuzione tar.gz e rpm, non certo l’ideale per un sistema Debian like come Ubuntu. Saranno sufficienti lo stesso per installare un funzionale client per effettuare il backup.

Innanzitutto occorre avere a disposizione i cd di Data Protector etichettati come Solaris e Linux e HP UX. Nel caso in esempio abbiamo preso in esame la versione 6.11, mentre Ubuntu Linux è la versione 10.04 Server, che dovrà essere risolta in reverse DNS come pre-requisito iniziale.

Per iniziare abbiamo bisogno di installare il pacchetto RPM e Xinetd che si occuperà di “ascoltare” le richieste dal Data Protector.

sudo apt-get update
sudo apt-get install rpm xinetd

RPM necessita di una piccola modifica, infatti dobbiamo lanciare il comando con l’opzione –force-debian, quindi automatizzeremo le operazioni. Per prima cosa rinominiamo l’eseguibile:

sudo mv /usr/bin/rpm /usr/bin/rpm-ori

Ora creiamo un file (sudo vi /usr/bin/rpm) che si chiamerà rpm con il contenuto:

#!/bin/sh
/usr/bin/rpm-ori --force-debian $@

Rendiamo eseguibile il file appena creato:

sudo chmod 755 /usr/bin/rpm

Prima di procedere all’installazione vera e propria verifichiamo che la porta 5555 del servizio xinetd sia libera (verrà usata appunto per attendere le istruzioni dal server di Data Protector). Con un editor di testo apriamo il file /etc/services e commentiamo:

#rplay 5555/udp # RPlay audio service

Ora possiamo caricare il cdrom (noi abbiamo usato quello denominato HP-UX), montarlo nel sistema e avviare l’installazione indicando il server e quali componenti installare.

sudo mount /dev/cdrom/ /media/cdrom
cd /media/cdrom/LOCAL_INSTALL
sudo ./omnisetup.sh -server FQDN.server.dataprotector -install da

dove modificheremo ovviamente FQDN.server.dataprotector con il nome del server in questione, mentre per i componenti sarà sufficiente indicare quali scegliere (da = disk agent). Si otterrà un output simile a questo:

  Data Protector version A.06.11 found
  Client detected, installed packets:  da

  Packets going to be installed: omnicf da

  Unpacking selected packets from CD, please wait (5-10 minutes)...
  Unpacking complete!

Data Protector software package successfully installed
  Installing Disk Agent (da)...

Data Protector software package successfully installed
  Importing client to FQDN.server.dataprotector...
Import host successful.

  Installation/Upgrade session finished.

Abbiamo quasi concluso, con l’operazione precedente avremo già inserito tra i client noti all’interno di Data Protector il nostro server Linux (dovreste vederlo attivo alla voce client) tuttavia nel caso abbiate partizionato il vostro sistema con il filesystem Ext4 serve ancora una piccola modifica. Per qualche motivo Ext4 non è tra i filesystem elencati. Dovremo semplicemente indicarlo con una piccola modifica.. In caso contrario vi ritroverete durante il backup un errore simile a “All mountpoints on host “x.y.z” are excluded.“.
Il workaround richiede di modificare il file che si trova sotto /opt/omni/lbin/.util
Alla riga 351 troveremo un comando piuttosto lungo dove sono elencati i vari filesystem. Aggiungeremo dopo -t ext3 il nostro ext4 e la stringa dovrà essere come segue:

/bin/df -P -t ext2 -t SFS -t ext -t minix -t xiafs -t reiserfs -t ext3 -t ext4 -t vfat -t vxfs -t xfs 2>/dev/null | sed '1d' | awk '{print $6}'

A questo punto serve un ulteriore verifica di buon funzionamento. Nel nostro caso il servizio sulla porta 5555 non era attivo, infatti dando il comando netstat -vantp questa non compariva tra quelle attive in ascolto. Forse un bug non ha scritto la porta nel file /etc/xinetd.d/omni. Editato con il nostro solito editor avremo cura che appaia come segue:

service omni
{
disable = no
id = omni
socket_type = stream
protocol = tcp
user = root
wait = no
server = /opt/omni/lbin/inet
server_args = -log /var/opt/omni/log/inet.log
port = 5555
}

Riavviamo il servizio sudo /etc/inet.d/xinetd restart e abbiamo concluso il lavoro nel nostro sistema operativo. Dalla Gui di Data Protector ora siamo pronti a creare e lanciare il backup del server Ubuntu.

Gmail: come aggiungere le note alle mail

23 August 2011 di admin Nessun commento »

Tecnicamente non esiste un prodotto che permetta di aggiungere delle note personali alle mail ricevute. In attesa che Google ci regali questa funzione (se mai lo farà) si può ovviare con i mezzi a disposizione. L’idea di base è quella di mandarsi una mail di risposta a se stessi, con alcuni piccoli accorgimenti.

Innazitutto è bene sapere che Google ha inserito alcune funzioni interessanti che servono per le iscrizioni a siti e forum, e  allo stesso tempo per filtrare eventuali contenuti. Infatti se ho la mail che si chiama mailditest@gmail.com sarà sufficiente aggiungere un punto o un più seguito da una parola. Ad esempio mailditest+newsletter@gmail.com.

Sarebbe semplice aggiungere la nota, basterebbe mandare una mail di riposta a se stessi con le note nel corpo del messaggio. Ma possiamo ulteriormente automatizzare il processo. Nelle impostazioni creiamo una etichetta (label) con il nome “note“, quindi creiamo un nuovo filtro in cui compiliamo il campo A: (to:) con un indirizzo ad hoc, ad esempio mailditest+note@gmail.com, premiamo “passaggio sucessivo“. Spuntiamo la voce “ignora in posta di arrivo (archivia)” e  ”applica l’etichetta” scegliendo nel menu a tendina l’etichetta “note“ poc’anzi creata, quindi premiamo il tasto “crea filtro“.

Ora ogni qualvolta scriveremo a mailditest+note@gmail.com avremo l’archiviazione automatica nella etichetta desiderata, dove le mail interessate avranno una risposta con le nostre note.

Esisterebbe un secondo metodo, poco ortodosso, ovvero quella di scrivere una mail di risposta con le note, togliendo ogni destinatario nel campo A: e poi salvando in bozza ( CTRL + S ). Questo sistema appunto salva la mail come bozza, lasciandola tuttavia in una visualizzazione simile al metodo precedente. A mio avviso però si ha un rischio elevato che queste vengano cancellate o compromesse poiché sono in una situazione di limbo.

Google Earth font sbagliati su Ubuntu

22 August 2011 di admin Nessun commento »

Ho installato Google Earth (avevo da poco reinstallato Ubuntu) e al suo avvio mi sono trovato con un font che rendeva l’interfaccia difficilmente utilizzabile. Mi sono accorto subito di aver fatto la stupidaggine di non aver installato i font Microsoft. In realtà esiste un pratico pacchetto che si chiama Ubuntu restricted Extras che di fatto li contiene, insieme ad altre utility. Ad ogni modo  sarà sufficiente installare i font Microsoft come segue:

sudo apt-get install ttf-mscorefonts-installer

Nota: si è altresì reso necessario riavviare la sessione desktop

Ubuntu Unity gestione delle workspaces

8 August 2011 di admin Nessun commento »

Unity di Ubuntu nella sua installazione di default mette le workspaces (i desktop aggiuntivi, di solito 4) in formazione “a muro” ovvero due in orizzontale e due in verticale. Se volete metterli tutti e quattro in orizzontale, oppure aggiungerne altri o levarne alcuni, insomma gestirli, dalla Unity medesima non risulta possibile al momento in cui scriviamo. Tuttavia possiamo ricorrere temporaneamente al vecchio Gnome (dove sostanzialmente il nuovo Desktop di Canonical si appoggia) senza dover riavviare la sessione. Sarà sufficiente aprire una finestra Terminale e lanciare il comando ” gnome-panel ” ed in basso apparirà la classica barra di Gnome. Quindi tasto destro sui riquadri delle workspaces, proprietà e da li potrete scegliere l’impostazione desiderata.

Aggiornamento: Modifica tramite CompizConfig.
Si può giungere molto più facilmente allo stesso risultato attraverso l’interfaccia di CompizConfig. Infatti il programma ha una specifica voce sotto Opzioni Generali, alla tab Dimensioni Desktop ci mostra una pratica schermata che ci permette di modificare a piacimento il numero di desktop virtuali sia in orizzontale che verticale.

phpVirtualBox

28 July 2011 di admin 2 commenti »

VirtualBox è uno dei miei software preferiti, si tratta di un gestore di macchine virtuale open source della Oracle. Nel corso della sua breve vita i miglioramenti sono stati tantissimi, tuttavia il suo ambito di utilizzo è sempre stato quello della workstation o meglio di virtualizzare in locale. A quanto pare dalla versione 4.x è maturata anche la possibilità di una gestione server per certi versi simile a prodotti business (di decennale esperienza) come Vmware Server o Virtual Server di Microsoft.

Continua a leggere: phpVirtualBox

Midnight Commander tasto F10 in conflitto

22 July 2011 di admin Nessun commento »

Per chi usa spesso Midnight Commander, il programmino che emula un file manager all’interno di una shell, ottimo se vi collegate in SSH ad un server Linux, può incappare in alcuni piccoli difetti. In particolare se vi collegate da un sistema desktop come Ubuntu Linux, il tasto F10 che sotto Midnight Commander serve per uscire dal programma, viene intercettato dal terminal server di Ubuntu desktop aprendo di fatto il menu a tendina e quindi invalidando il comando che volevamo dare alla shell.

Per ovviare al problema dovremo quindi inabilitare il tasto F10 per terminal server. Il workaround si compone di 2 fasi, poiché Ubuntu 11.04 con Unity fa uso di Compiz, e anche quest’ultimo ha voce in capitolo sulla pressione del tasto F10.

Per prima cosa apriamo terminal server di Ubuntu desktop, quindi dal menu testuale scegliamo Modifica -> Scorciatoie da tastiera.
Nella maschera che compare disabiliteremo l’opzione ” Abilitare il tasto scorciatoia per il Menù (il tasto predefinito è F10)“.
Ora dobbiamo andare nelle configurazioni di Compiz. Qui occorre, se non l’avete fatto, installare il Compiz Settings Manager.

sudo apt-get install compizconfig-settings-manager

Ora nelle nostre impostazioni di sistema (tasto spegni in alto a destra dopo il vostro nomeutente, quindi Impostazioni di sistema) avremo una nuova icona Gestore Configurazione CompizConfig.

Cerchiamo nella finestra delle varie opzioni Ubuntu Unity Plugin.
Nella nuova maschera, l’ultima voce  ”Key to open the first panel menu” è quella che ci interessa. Premiamo il tasto sulla destra alla riga corrispondente e disabilitiamo nella finestra in pop-up il comando.

Ora avviando Midnight Commander da shell avremo il tasto F10 a disposizione.