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	<title>Tosolini.info &#187; mysql</title>
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		<title>phpMyAdmin: limitare l&#8217;accesso a IP privati</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/03/phpmyadmin-limitare-laccesso-a-ip-privati/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Mar 2011 14:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[database]]></category>
		<category><![CDATA[linux server]]></category>
		<category><![CDATA[PHP]]></category>
		<category><![CDATA[intranet]]></category>
		<category><![CDATA[mysql]]></category>
		<category><![CDATA[phpMyAdmin]]></category>
		<category><![CDATA[restrict ip access]]></category>

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		<description><![CDATA[phpMyAdmin è sicuramente il miglior programma per gestire ed amministrare il vostro Database MySQL. Essendo un programma web (di fatto un sito vero e proprio) permette di essere residente nel server, non usare tool esterni ed essere sempre disponibile. Questi vantaggi tuttavia possono presentare l&#8217;inconveniente che phpMyAdmin sia esposto a tentativi di brute force login. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.phpmyadmin.net/" target="_blank">phpMyAdmin</a> è sicuramente il miglior programma per gestire ed amministrare il vostro Database MySQL. Essendo un programma web (di fatto un sito vero e proprio) permette di essere residente nel server, non usare tool esterni ed essere sempre disponibile. Questi vantaggi tuttavia possono presentare l&#8217;inconveniente che <strong>phpMyAdmin</strong> sia esposto a tentativi di brute force login. Se il server è disponibile attraverso vostra rete locale (intranet), e volete &#8220;scudare&#8221; il suddetto programma basterà aggiungere qualche riga sotto il file <strong>config.inc.php</strong> presente nella root folder di phpMyAdmin.</p>
<pre class="brush: php; title: ; notranslate">
//previeni accessi indesiderati da reti non protette
$cfg['Servers'][$i]['AllowDeny']['order'] = 'deny,allow';
$cfg['Servers'][$i]['AllowDeny']['rules'] = array(
'deny root from all',
'allow root from localhost',
'allow root from 192.168.1.0/24',
);
</pre>
<p>Questo permetterà l&#8217;accesso da locale, in console, e da tutta la rete 192.168.1.0 fino alla 254. E&#8217; possibile ovviamente inserire un solo IP, se la macchina che deve effettuare manutenzione è nota ed è solo una. E&#8217; possibile anche aggiungere più sottoreti o più IP singoli, duplicando di fatto la voce <em>&#8216;allow root from ####&#8217;</em></p>
<p>Alla fine dell&#8217;operazione, salvate il file (raccomandato sempre un backup prima di procedere a queste modifiche) e riavviate il vostro webserver ( <em>sudo service apache2 restart</em> )</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Virtual LAMP con VirtualBox</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 18:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apache]]></category>
		<category><![CDATA[database]]></category>
		<category><![CDATA[linux server]]></category>
		<category><![CDATA[PHP]]></category>
		<category><![CDATA[windows]]></category>
		<category><![CDATA[lamp]]></category>
		<category><![CDATA[linux]]></category>
		<category><![CDATA[macchine virtuali]]></category>
		<category><![CDATA[mysql]]></category>
		<category><![CDATA[virtualbox]]></category>
		<category><![CDATA[wamp]]></category>

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		<description><![CDATA[Per sviluppare applicazioni web che gireranno sotto ambiente Linux, mentre noi abbiamo il nostro PC in ambiente Windows, esistono delle applicazioni dette WAMP (acronimo di windows, apache, MySQL, PHP) che permettono di far girare un webserver con database tipico dei server Linux. Tuttavia permangono differenze, anche piuttosto sostanziali, per cui la soluzione migliore è quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per sviluppare applicazioni web che gireranno sotto ambiente <strong>Linux</strong>, mentre noi abbiamo il nostro PC in ambiente <strong>Windows</strong>, esistono delle applicazioni dette <strong>WAMP </strong>(acronimo di windows, <strong>apache, MySQL, PHP</strong>) che permettono di far girare un webserver con database tipico dei server Linux.<br />
Tuttavia permangono differenze, anche piuttosto sostanziali, per cui la soluzione migliore è quella di avere un sistema Linux completo. Per fortuna il mercato in questi ultimi anni ha proposto gratuitamente dei gestori di macchine virtuali che permettono di oltrepassare anche questa difficoltà.<br />
In particolare mi riferisco al progetto <a href="http:/www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox </a>della <strong>Sun Microsystem</strong>, un software leggero, <strong>multipiattaforma</strong> ed estremamente potente e duttile. Quindi vediamo come creare sul nostro sistema Windows, un ambiente operativo <strong>Linux Server </strong>(usando una <a href="http:/www.ubuntu.com" target="_blank">Ubuntu</a> Server a 64Bit) che serva allo scopo.<span id="more-119"></span></p>
<p>A questo punto sorge un problema &#8220;logico&#8221; ovvero la trasportabilità dei files. Se stiamo lavorando con il nostro editor di sviluppo sotto Windows, poi dovremo trasferire il tutto alla <strong>macchina virtuale</strong> per vederne i risultati. Questa situazione si rivela piuttosto seccante poichè l&#8217;operazione si svolgerà molto spesso. Per fortuna <a href="http://www.virtualbox.org" target="_blank">VirtualBox </a>dispone di una funzione chiamata &#8220;<strong>Cartelle Condivise</strong>&#8221; ovvero permette alla macchina virtuale (Guest) di accedere ad una specifica cartella del nostro sitema operativo Host.<br />
Pertanto nel nostro esempio condivideremo la cartella virtuale &#8220;home&#8221; di <a href="http://www.apache.org" target="_blank">Apache</a> con una cartella reale di Windows, dove noi andremo ad operare le modifiche.<br />
Procediamo con l&#8217;installazione di VirtualBox in ambiente Windows. Avviene con il classico setup a wizard, per cui non mi dilungo oltre nella descrizione.<br />
Al termine avviamo la creazione da wizard di una macchina virtuale Linux, terminata indichiamo di usare la ISO di <strong>ubuntu server</strong> come cd-rom che fungerà come sorgente di installazione. Potete farlo da File &#8220;<strong>Gestore supporti virtuali</strong>&#8221; sezione Immagini CD/DVD. Qui premiamo il tasto Aggiungi e indichiamo dove abbiamo salvato il file .iso della nostra Ubuntu server.</p>
<p>Rimane solo da modificare il comportamento della <strong>scheda di rete</strong>, dalle proprietà della macchina virtuale, scegliamo &#8220;<strong>Rete</strong>&#8221; quindi nel menu a tendina di &#8220;<strong>Connessa a</strong>&#8221; cambiamo il valore da  &#8221;<strong>NAT</strong>&#8221; a &#8220;<strong>Scheda con bridge</strong>&#8220;, dove poco sotto assinceriamoci che la scheda di rete sia quella in uso nel nostro personal computer.<br />
Avviamo la macchina virtuale, e partirà l&#8217;installazione di Ubuntu Server, che procederemo come meglio ci aggrada (non dimenticate di selezionare il pacchetto <strong>LAMP </strong>quando proposto nella lista software). Quando abbiamo ottenuto il prompt, al termine dell&#8217;installazione, dovremo procedere alla configurazione della scheda di rete. Se disponiamo di un <strong>server dhcp</strong> (ad esempio il router casalingo) possiamo anche saltare la configurazione, viceversa dobbiamo assegnare un <strong>IP statico</strong> e un <strong>gateway</strong> per raggiungere la macchina guest e affinchè questa esca su internet per reperire aggiornamenti o pacchetti aggiuntivi.</p>
<p>Risolto il problema della connettività passiamo ad installare le <strong>Virtual Box Guest Additions</strong>, che ci permetteranno non solo di migliorare le prestazioni della macchina virtuale, ma accedere anche alle &#8220;<strong>Cartelle Condivise</strong>&#8221; citate in precedenza.<br />
Prima di fare ciò è necessario installare il <strong>pacchetto dkms</strong> come segue:</p>
<pre class="brush: bash; title: ; notranslate">sudo apt-get install dkms</pre>
<p>Ora possiamo caricare la iso vbox guest addition, dalla finestra dove appare la macchina virtuale, scegliere dal menu a tendina in alto &#8220;<strong>Dispositivi</strong>&#8221; quindi &#8220;<strong>Installa Guest Addition</strong>s&#8221;. Con la ISO caricata sul CD-ROM occorre montarla sotto Linux come segue:</p>
<pre class="brush: bash; title: ; notranslate">sudo mkdir /mnt/cdrom
sudo mount /dev/cdrom /mnt/cdrom
cd /mnt/cdrom
sudo sh ./VBoxLinuxAdditions-amd64.run</pre>
<p>Effettuiamo uno shutdown ( <strong>sudo poweroff</strong> ) per dichiare la nostra &#8220;Cartella Condivisa&#8221;. Sotto le proprietà della macchina virtuale, cerchiamo la voce &#8220;<strong>Cartelle Condivise</strong>&#8220;, con il tasto aggiungi indicheremo una cartella già presente nel nostro Windows (se non esiste createla anticipatamente) e dichiariamo un nome. Nel nostro caso la cartella risiede sotto <em>C:\lamp</em> e la risorsa viene chiama lamp. Avviamo nuovamente la nostra macchina virtuale, e dalla shell facciamo un breve test per vedere che tutto funzioni. Nello specifico vogliamo condividere la cartella <em>/var/www</em> che è la root directory di Apache sulla cartella <em>C:\lamp</em></p>
<pre class="brush: bash; title: ; notranslate">sudo mount -t vboxsf lamp /var/www</pre>
<p>ora provate da Windows a creare il file test.txt in <em>C:\lamp</em>. Effettuando dalla shell di Ubuntu un</p>
<pre class="brush: bash; title: ; notranslate">cat /var/www/test.txt</pre>
<p>dovreste vederne il contenuto. Proviamo il metodo inverso, ovvero proviamo a modificare il file test.txt dalla shell di linux con Vi o il vostro editor preferito, e in Windows devono apparire le modifiche. Se apriamo il browser e puntiamo all&#8217;ip della nostra macchina virtuale, dovremo vedere il browsing della directory <em>/var/www</em> con il file test.txt in bella mostra. Non resta che rendere permanente il mount sotto Ubuntu, cosicchè all&#8217;avvio la cartella sia sempre condivisa con la macchina host. Sotto la cartella <em>/etc</em> dovremo modificare i files <strong>modules </strong>e <strong>fstab</strong>, per cui prima faremo una prudenziale copia di backup come segue:</p>
<pre class="brush: bash; title: ; notranslate">sudo cp /etc/modules /etc/modules.ori
sudo cp /etc/fstab /etc/fstab.ori</pre>
<p>Con  il nostro editor apriamo il file modules (ricordatevi di farlo da sudo, tipo: <em>sudo vi /etc/modules</em> ) e aggiungiamo alla fine del file la nuova riga <em>vboxsf</em> seguita da una nuova riga <em>vboxadd</em>.<br />
Salvate e chiudete il file. Apriamo (da sudo) il file <strong>fstab</strong>, sempre sotto <em>/etc</em> aggiungiamo alla fine della lista (scrivetelo come segue, con rispettando gli spazi e tutto in minuscolo)</p>
<pre class="brush: bash; title: ; notranslate">lamp /var/www vboxsf defaults 0 0</pre>
<p>salvate ed uscite, dal prossimo riavvio avremo la cartella <em>/var/www</em> residente sul disco fisico <em>C:\lamp</em> in windows, dove sarà modificabile a piacere sia da Windows con il vostro <strong>ambiente di sviluppo</strong>, sia da Linux, il tutto senza aver mai trasferito nulla.</p>
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		<title>Backup MySQL database in command line</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[database]]></category>
		<category><![CDATA[backup]]></category>
		<category><![CDATA[command line]]></category>
		<category><![CDATA[mysql]]></category>
		<category><![CDATA[shell]]></category>

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		<description><![CDATA[Può essere utile effettuare un backup di uno specifico database attraverso la linea di comando. Sicuramente è più agevole usare tool come phpMyAdmin, ma in caso di emergenza o perché preferite appunto la shell, questa info è sicuramente utile. L&#8217;eseguibile che effettua tale operazione è &#8221; mysqldump &#8221; che solitamente è installato assieme al server [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Può essere utile effettuare un backup di uno specifico database attraverso la linea di comando. Sicuramente è più agevole usare tool come phpMyAdmin, ma in caso di emergenza o perché preferite appunto la shell, questa info è sicuramente utile. L&#8217;eseguibile che effettua tale operazione è &#8221; mysqldump &#8221; che solitamente è installato assieme al server MySQL.</p>
<p>La sintassi da seguire è:</p>
<pre class="brush: sql; title: ; notranslate">mysqldump -h localhost -u username -p database_name &gt; database_backup.sql</pre>
<p>Ovviamente variate i parametri di conseguenza, localhost dovrebbe andare bene considerando l&#8217;uso della shell, mentre username e database_name vanno regolati di conseguenza. Dopo il segno &gt; il nome scelto è a vostra discrezione. Una volta impartito il comando vi verrà richiesta la password del database per accedere al suo contenuto.</p>
<p>E&#8217; anche possibile produrre direttamente un file compresso variando leggermente la sintassi come segue:</p>
<pre class="brush: sql; title: ; notranslate">mysqldump -h localhost -u username -p database_name | gzip -9 &gt; database_backup.sql.gz</pre>
<p>dove gzip effettua la compressione (il parametro -9 indica la miglior compressione possibile), utile se poi il file lo dovete scaricare attraverso internet.</p>
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