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	<title>Tosolini.info &#187; backup</title>
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	<description>Work in progress..</description>
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		<title>Rimuovere manualmente il client Data Protector Client da Linux</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/11/rimuovere-manualmente-il-client-data-protector-client-da-linux/</link>
		<comments>http://www.tosolini.info/2011/11/rimuovere-manualmente-il-client-data-protector-client-da-linux/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 16:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Specie nelle migrazioni può capitare che qualche client di Data Protector rimanga orfano nel sistema. A distanza di tempo mi sono trovato una Suse Linux con un vecchio client, dove oltre tutto il server di riferimento nemmeno esisteva più. Questo di fatto non permetteva di poter installare una versione più aggiornata. Nella documentazione la soluzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Specie nelle migrazioni può capitare che qualche client di <strong>Data Protector</strong> rimanga orfano nel sistema. A distanza di tempo mi sono trovato una Suse Linux con un vecchio client, dove oltre tutto il server di riferimento nemmeno esisteva più. Questo di fatto non permetteva di poter installare una versione più aggiornata.</p>
<p>Nella documentazione la soluzione sembra semplice, ovvero importare il client dalla GUI di Data Protector, e da questa impartire il cancellamento. Ovviamente se come nel mio caso il server Data Protector è pure cambiato le cose si complicano. Nemmeno un upgrade del client è andato a buon fine, quindi non era rimasto che guardare il file di installazione per capire come e dove venisse installato il programma.</p>
<p>Per prima cosa è necessario scaricare da <strong>Xinetd</strong> il servizio client che tiene occupata la <strong>porta 5555</strong>.<br />
Ho semplicemente cancellato il <strong>file omni</strong> da <em>/etc/xinetd.d</em> (in altre distribuzioni può essere che si debba intervenire anche sul file <em>/etc/xinetd.conf</em> ), commentato o cancellato dal file <em>/etc/services</em> il servizio OMNI relativo alla porta 5555 e quindi riavviato il demone xinetd ( <em>sudo restart service xinetd</em> ).</p>
<p>A questo punto il servizio <strong>omniback</strong> dovrebbe essere fuori gioco, per sicurezza verifichiamo con un <em>netstat -vantp</em> dove non dovremo trovare nulla in ascolto sulla porta 5555. Si procede con una brutale rimozione delle directory di installazione vecchie.<br />
In seguenza ho eliminato con</p>
<pre class="brush: bash; title: ; notranslate">sudo rm -f -d -r /usr/omni /opt/omni /var/opt/omni /etc/opt/omni </pre>
<p>Se tutto è andato a buon fine il sistema è pulito e si può installare la nuova versione del client Data Protector.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Data Protector installazione client su Ubuntu linux</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/08/data-protector-installazione-client-su-ubuntu-linux/</link>
		<comments>http://www.tosolini.info/2011/08/data-protector-installazione-client-su-ubuntu-linux/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 14:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il software di Backup Data Protector di HP è certificato per funzionare, come client, sotto sistemi linux Suse Enterprise e Red Hat Enterprise. Quindi abbiamo dei pacchetti di distribuzione tar.gz e rpm, non certo l&#8217;ideale per un sistema Debian like come Ubuntu. Saranno sufficienti lo stesso per installare un funzionale client per effettuare il backup. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il software di Backup <strong>Data Protector</strong> di HP è certificato per funzionare, come client, sotto sistemi linux <strong>Suse Enterprise</strong> e <strong>Red Hat Enterprise</strong>. Quindi abbiamo dei pacchetti di distribuzione tar.gz e rpm, non certo l&#8217;ideale per un sistema Debian like come Ubuntu. Saranno sufficienti lo stesso per installare un funzionale client per effettuare il backup.</p>
<p>Innanzitutto occorre avere a disposizione i cd di Data Protector etichettati come Solaris e Linux e HP UX. Nel caso in esempio abbiamo preso in esame la <strong>versione 6.11</strong>, mentre <strong>Ubuntu Linux</strong> è la versione 10.04 Server, che dovrà essere risolta in reverse DNS come pre-requisito iniziale.</p>
<p>Per iniziare abbiamo bisogno di installare il pacchetto <strong>RPM e Xinetd</strong> che si occuperà di &#8220;ascoltare&#8221; le richieste dal Data Protector.</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">sudo apt-get update
sudo apt-get install rpm xinetd</pre>
<p>RPM necessita di una piccola modifica, infatti dobbiamo lanciare il comando con l&#8217;opzione <em>&#8211;force-debian</em>, quindi automatizzeremo le operazioni. Per prima cosa rinominiamo l&#8217;eseguibile:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">sudo mv /usr/bin/rpm /usr/bin/rpm-ori</pre>
<p>Ora creiamo un file (<em>sudo vi /usr/bin/rpm</em>) che si chiamerà rpm con il contenuto:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">#!/bin/sh
/usr/bin/rpm-ori --force-debian $@</pre>
<p>Rendiamo eseguibile il file appena creato:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">sudo chmod 755 /usr/bin/rpm</pre>
<p>Prima di procedere all&#8217;installazione vera e propria verifichiamo che la porta 5555 del servizio xinetd sia libera (verrà usata appunto per attendere le istruzioni dal server di Data Protector). Con un editor di testo apriamo il file <strong>/etc/services</strong> e commentiamo:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">#rplay 5555/udp # RPlay audio service</pre>
<p>Ora possiamo caricare il cdrom (noi abbiamo usato quello denominato HP-UX), montarlo nel sistema e avviare l&#8217;installazione indicando il server e quali componenti installare.</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">sudo mount /dev/cdrom/ /media/cdrom
cd /media/cdrom/LOCAL_INSTALL
sudo ./omnisetup.sh -server FQDN.server.dataprotector -install da</pre>
<p>dove modificheremo ovviamente FQDN.server.dataprotector con il nome del server in questione, mentre per i componenti sarà sufficiente indicare quali scegliere (da = disk agent). Si otterrà un output simile a questo:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">  Data Protector version A.06.11 found
  Client detected, installed packets:  da

  Packets going to be installed: omnicf da

  Unpacking selected packets from CD, please wait (5-10 minutes)...
  Unpacking complete!

Data Protector software package successfully installed
  Installing Disk Agent (da)...

Data Protector software package successfully installed
  Importing client to FQDN.server.dataprotector...
Import host successful.

  Installation/Upgrade session finished.</pre>
<p>Abbiamo quasi concluso, con l&#8217;operazione precedente avremo già inserito tra i client noti all&#8217;interno di Data Protector il nostro server Linux (dovreste vederlo attivo alla voce client) tuttavia nel caso abbiate partizionato il vostro sistema con il <strong>filesystem Ext4</strong> serve ancora una piccola modifica. Per qualche motivo Ext4 non è tra i filesystem elencati. Dovremo semplicemente indicarlo con una piccola modifica.. In caso contrario vi ritroverete durante il backup un errore simile a &#8220;<em>All mountpoints on host &#8220;x.y.z&#8221; are excluded.</em>&#8220;.<br />
Il workaround richiede di modificare il file che si trova sotto <em>/opt/omni/lbin/.util</em><br />
Alla riga 351 troveremo un comando piuttosto lungo dove sono elencati i vari filesystem. Aggiungeremo dopo -t ext3 il nostro ext4 e la stringa dovrà essere come segue:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">/bin/df -P -t ext2 -t SFS -t ext -t minix -t xiafs -t reiserfs -t ext3 -t ext4 -t vfat -t vxfs -t xfs 2&amp;gt;/dev/null | sed '1d' | awk '{print $6}'</pre>
<p>A questo punto serve un ulteriore verifica di buon funzionamento. Nel nostro caso il servizio sulla porta 5555 non era attivo, infatti dando il comando <em>netstat -vantp</em> questa non compariva tra quelle attive in ascolto. Forse un bug non ha scritto la porta nel file <em>/etc/xinetd.d/omni</em>. Editato con il nostro solito editor avremo cura che appaia come segue:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">service omni
{
disable = no
id = omni
socket_type = stream
protocol = tcp
user = root
wait = no
server = /opt/omni/lbin/inet
server_args = -log /var/opt/omni/log/inet.log
port = 5555
}</pre>
<p>Riavviamo il servizio sudo <em>/etc/inet.d/xinetd restart</em> e abbiamo concluso il lavoro nel nostro sistema operativo. Dalla Gui di Data Protector ora siamo pronti a creare e lanciare il backup del server Ubuntu.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Dataprotector, configurare l&#8217;orario nel formato 24H</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/01/dataprotector-configurare-lorario-nel-formato-24h/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 09:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[backup]]></category>
		<category><![CDATA[windows server]]></category>
		<category><![CDATA[dataprotector]]></category>
		<category><![CDATA[ora]]></category>
		<category><![CDATA[time]]></category>
		<category><![CDATA[windows 2003]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella nuova configurazione di Datprotector 6.11 ci siamo imbattuti in un curioso problema, nella configurazione delle finestre temporali di backup avevamo deciso di far partire a mezzanotte un primo lavoro, quindi 6 ore dopo un&#8217;altro e a mezzogiorno il terzo. Nell&#8217;immettere la schedulazione Dataprotector forniva l&#8217;orario 12AM o 12PM. Qui si verifica una incompresione, 12AM [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella nuova configurazione di <strong>Datprotector 6.11</strong> ci siamo imbattuti in un curioso problema, nella configurazione delle finestre temporali di <strong>backup</strong> avevamo deciso di far partire a mezzanotte un primo lavoro, quindi 6 ore dopo un&#8217;altro e a mezzogiorno il terzo. Nell&#8217;immettere la schedulazione Dataprotector forniva l&#8217;orario 12AM o 12PM. Qui si verifica una incompresione, 12AM è mezzanotte o mezzogiorno? Secondo noi dovrebbe essere mezzanotte, per il server invece era mezzogiorno&#8230; Meglio scegliere l&#8217;orario nel formato 24H che non può essere frainteso. Dopo aver girato a vuoto fra i menu di Datprotector ci siamo resi conto che l&#8217;orario era definito in modo ambiguo dal sistema operativo ( <strong>Windows 2003 R2</strong> english ). Quindi è stato sufficiente reimpostare i &#8220;regional settings&#8221; in modo appropriato.</p>
<p>Dal menu Start -&gt; Control panel -&gt; Regional and Language Options<br />
si presenta una maschera in cui la prima voce è il set di opzioni predefinito per ogni nazione. Basta spostare questo sotto Italia è il gioco è fatto!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ubuntu: reset dei pannelli in Gnome</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/01/ubuntu-reset-dei-pannelli-in-gnome/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 09:02:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ultimamente i pannelli di Gnome hanno dato qualche problema, probabilmente a causa mia che ci ho giocato troppo. Le icone continuavano a sparire (in particolare quella dello shutdown che era fastidiosa). Ecco un metodo per resettare i pannelli di Gnome allo stato di default. Aprire una console del terminale ( ALT + F2 -&#62; gnome-terminal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente i pannelli di Gnome hanno dato qualche problema, probabilmente a causa mia che ci ho giocato troppo. Le icone continuavano a sparire (in particolare quella dello shutdown che era fastidiosa). Ecco un metodo per resettare i pannelli di Gnome allo stato di default.</p>
<p>Aprire una console del terminale ( ALT + F2 -&gt; gnome-terminal ), quindi digitare (non serve passare come root) questa breve sequenza di comandi.</p>
<pre class="brush: bash; title: ; notranslate">gconftool --recursive-unset /apps/panel
rm -rf ~/.gconf/apps/panel
pkill gnome-panel</pre>
<p>Con il primo comando scarichiamo i pannelli da Gnome (infatti li vedremo sparire).<br />
Con la seconda riga eliminiamo la configurazione attuale, che andrà persa.<br />
Con la terza &#8220;uccidiamo&#8221; il demone che verrà riavviato nella configurazione di default.</p>
<p>Ovviamente poi dovremo rimettere le icone (ed eventuale tema grafico) che abbiamo perso nel caso di una configurazione personalizzata.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Backup MySQL database in command line</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2009/12/backup-mysql-database-in-command-line/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[database]]></category>
		<category><![CDATA[backup]]></category>
		<category><![CDATA[command line]]></category>
		<category><![CDATA[mysql]]></category>
		<category><![CDATA[shell]]></category>

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		<description><![CDATA[Può essere utile effettuare un backup di uno specifico database attraverso la linea di comando. Sicuramente è più agevole usare tool come phpMyAdmin, ma in caso di emergenza o perché preferite appunto la shell, questa info è sicuramente utile. L&#8217;eseguibile che effettua tale operazione è &#8221; mysqldump &#8221; che solitamente è installato assieme al server [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Può essere utile effettuare un backup di uno specifico database attraverso la linea di comando. Sicuramente è più agevole usare tool come phpMyAdmin, ma in caso di emergenza o perché preferite appunto la shell, questa info è sicuramente utile. L&#8217;eseguibile che effettua tale operazione è &#8221; mysqldump &#8221; che solitamente è installato assieme al server MySQL.</p>
<p>La sintassi da seguire è:</p>
<pre class="brush: sql; title: ; notranslate">mysqldump -h localhost -u username -p database_name &gt; database_backup.sql</pre>
<p>Ovviamente variate i parametri di conseguenza, localhost dovrebbe andare bene considerando l&#8217;uso della shell, mentre username e database_name vanno regolati di conseguenza. Dopo il segno &gt; il nome scelto è a vostra discrezione. Una volta impartito il comando vi verrà richiesta la password del database per accedere al suo contenuto.</p>
<p>E&#8217; anche possibile produrre direttamente un file compresso variando leggermente la sintassi come segue:</p>
<pre class="brush: sql; title: ; notranslate">mysqldump -h localhost -u username -p database_name | gzip -9 &gt; database_backup.sql.gz</pre>
<p>dove gzip effettua la compressione (il parametro -9 indica la miglior compressione possibile), utile se poi il file lo dovete scaricare attraverso internet.</p>
]]></content:encoded>
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