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		<title>Virtualbox Guest Addition su Ubuntu Server</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 16:14:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se siete arrivati a questa pagina è perché non riuscite ad installare le VirtualBox Guest Addition su una macchina virtuale con Ubuntu Server. Il problema in realtà è piuttosto banale, la versione base, priva di alcun Desktop Engine (Gnome o KDE o ..) del server non prevede l&#8217;installazione di una serie di tools di uso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se siete arrivati a questa pagina è perché non riuscite ad installare le <strong>VirtualBox</strong> Guest Addition su una macchina virtuale con <strong>Ubuntu Server</strong>. Il problema in realtà è piuttosto banale, la versione base, <strong>priva di alcun Desktop Engine</strong> (Gnome o KDE o ..) del server non prevede l&#8217;installazione di una serie di tools di uso comune che vanno obbligatoriamente installati prima. Quindi questa è la sequenza esatta per installare le <strong>Guest Addition</strong> su una nuova macchina, che non ha installata alcuna GUI, viceversa il problema non si sarebbe posto.</p>
<pre class="brush: bash; title: ; notranslate">
sudo apt-get install dkms build-essentials
</pre>
<p>Effettuiamo un bel reboot, al successivo riavvio della macchina selezioniamo nell&#8217;interfaccia di VirtualBox, più precisamente nel menu a tendina, &#8220;Dispositivi -&gt; Installa Guest Additions&#8221;. In sostanza è come se avessimo caricato nel lettore cdrom il cd delle Guest Additions. Ora non ci resta che indicare ad Ubuntu Server il cd ed avviare l&#8217;installazione.</p>
<pre class="brush: bash; title: ; notranslate">
sudo mkdir /mnt/cdrom
sudo mount -t iso9660 /dev/cdrom /mnt/cdrom
sudo sh /mnt/cdrom/VBoxLinuxAdditions.run
</pre>
<p>Al termine dell&#8217;operazione riceverete un errore simile a questo: “Could not find X.org or Xfree.86 on the guest system” ma non preoccupatevi è del tutto normale essendo una installazione server priva di GUI. Un ulteriore riavvio di sicurezza e il lavoro è finito in quanto le Guest Additions sono installate.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Rimuovere manualmente il client Data Protector Client da Linux</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/11/rimuovere-manualmente-il-client-data-protector-client-da-linux/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 16:35:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Specie nelle migrazioni può capitare che qualche client di Data Protector rimanga orfano nel sistema. A distanza di tempo mi sono trovato una Suse Linux con un vecchio client, dove oltre tutto il server di riferimento nemmeno esisteva più. Questo di fatto non permetteva di poter installare una versione più aggiornata. Nella documentazione la soluzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Specie nelle migrazioni può capitare che qualche client di <strong>Data Protector</strong> rimanga orfano nel sistema. A distanza di tempo mi sono trovato una Suse Linux con un vecchio client, dove oltre tutto il server di riferimento nemmeno esisteva più. Questo di fatto non permetteva di poter installare una versione più aggiornata.</p>
<p>Nella documentazione la soluzione sembra semplice, ovvero importare il client dalla GUI di Data Protector, e da questa impartire il cancellamento. Ovviamente se come nel mio caso il server Data Protector è pure cambiato le cose si complicano. Nemmeno un upgrade del client è andato a buon fine, quindi non era rimasto che guardare il file di installazione per capire come e dove venisse installato il programma.</p>
<p>Per prima cosa è necessario scaricare da <strong>Xinetd</strong> il servizio client che tiene occupata la <strong>porta 5555</strong>.<br />
Ho semplicemente cancellato il <strong>file omni</strong> da <em>/etc/xinetd.d</em> (in altre distribuzioni può essere che si debba intervenire anche sul file <em>/etc/xinetd.conf</em> ), commentato o cancellato dal file <em>/etc/services</em> il servizio OMNI relativo alla porta 5555 e quindi riavviato il demone xinetd ( <em>sudo restart service xinetd</em> ).</p>
<p>A questo punto il servizio <strong>omniback</strong> dovrebbe essere fuori gioco, per sicurezza verifichiamo con un <em>netstat -vantp</em> dove non dovremo trovare nulla in ascolto sulla porta 5555. Si procede con una brutale rimozione delle directory di installazione vecchie.<br />
In seguenza ho eliminato con</p>
<pre class="brush: bash; title: ; notranslate">sudo rm -f -d -r /usr/omni /opt/omni /var/opt/omni /etc/opt/omni </pre>
<p>Se tutto è andato a buon fine il sistema è pulito e si può installare la nuova versione del client Data Protector.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Linux: Ntp sync update, aggiornare di frequente l&#8217;ora</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/10/linux-ntp-sync-update-aggiornare-di-frequente-lora/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 08:13:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi sono imbattuto nel problema dell&#8217;aggiornamento dell&#8217;ora tra server e server orari. Un nostro server necessita di avere l&#8217;ora aggiornata con gli NTP server della nostra LAN e quindi non è accettabile uno scostamento troppo grande tra l&#8217;orologio interno e l&#8217;ora &#8220;ufficiale&#8221;. Ubuntu effettua il sync all&#8217;avvio della macchina, o attraverso il cron una volta al giorno. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono imbattuto nel problema dell&#8217;aggiornamento dell&#8217;ora tra server e server orari. Un nostro server necessita di avere l&#8217;ora aggiornata con gli <strong>NTP server</strong> della nostra LAN e quindi non è accettabile uno scostamento troppo grande tra l&#8217;orologio interno e l&#8217;ora &#8220;ufficiale&#8221;. <strong>Ubuntu</strong> effettua il sync all&#8217;avvio della macchina, o attraverso il cron una volta al giorno. Sarebbe quindi possibile aggiornare il cron più frequentemente, tuttavia esiste un pratico comando per rendere ancora più insistente le richieste verso gli NTP Server.</p>
<p>I server NTP deputati a fornire l&#8217;ora esatta sono dichiarati nel file <strong>/etc/ntp.conf</strong><br />
Qui basterà aggiungere i parametri burst iburst come nell&#8217;esempio seguente:</p>
<pre>
server 0.pool.ntp.org burst iburst
</pre>
<p>dopo circa un minuto scarso se date il comando <strong>ntpq -p</strong> vedrete che i parametri di delay e offset saranno scesi a zero.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google Reader aggiungere &#8220;condividi con Google+&#8221;</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/10/google-reader-aggiungere-condividi-con-google/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 19:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione]]></category>
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		<category><![CDATA[google reader]]></category>
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		<description><![CDATA[Da una settimana più o meno sono disponibili le API per Google+ è quindi finalmente possibile aggiungere il pulsante di condivisone al nuovo social network made in Google direttamente all&#8217;interno di Reader senza doversi appoggiare ad applicazioni esterne. Vediamo come. Da Reader premiamo sul pulsante in alto a destra (con la forma di un ingranaggio) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da una settimana più o meno sono disponibili le API per <a href="http://plus.google.com" target="_blank">Google+</a> è quindi finalmente possibile aggiungere il pulsante di condivisone al nuovo social network made in Google direttamente all&#8217;interno di <a href="http://www.google.com/reader" target="_blank">Reader</a> senza doversi appoggiare ad applicazioni esterne. Vediamo come.</p>
<p>Da Reader premiamo sul pulsante in alto a destra (con la forma di un ingranaggio) quindi selezioniamo <strong>Reader Settings (Impostazioni di Reader)</strong>, nella maschera che ci appare cerchiamo la tab <strong>Send to (condividi)</strong>. In fondo a questa sezione c&#8217;è l&#8217;apposito link che permette di inserire i tasti di condivisione personalizzati (questo in attesa che a Mountain View si decidano a metterlo loro di default).</p>
<p>Premendo questo link appare sotto di esso una sezione con una form e dei campi da compilare.<br />
Riempiteli con:</p>
<ul>
<li><strong>Name:</strong> Google+</li>
<li><strong>URL: </strong>https://plusone.google.com/_/+1/confirm?hl=en&amp;url=${url}</li>
<li><strong>Icon URL: </strong>https://ssl.gstatic.com/s2/oz/images/favicon.ico</li>
</ul>
<div>Salvate, e ora avrete nel link Condividi di ogni articolo il riferimento per condividere direttamente in Google+ senza fare noiosi copia incolla.</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Data Protector installazione client su Ubuntu linux</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/08/data-protector-installazione-client-su-ubuntu-linux/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 14:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il software di Backup Data Protector di HP è certificato per funzionare, come client, sotto sistemi linux Suse Enterprise e Red Hat Enterprise. Quindi abbiamo dei pacchetti di distribuzione tar.gz e rpm, non certo l&#8217;ideale per un sistema Debian like come Ubuntu. Saranno sufficienti lo stesso per installare un funzionale client per effettuare il backup. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il software di Backup <strong>Data Protector</strong> di HP è certificato per funzionare, come client, sotto sistemi linux <strong>Suse Enterprise</strong> e <strong>Red Hat Enterprise</strong>. Quindi abbiamo dei pacchetti di distribuzione tar.gz e rpm, non certo l&#8217;ideale per un sistema Debian like come Ubuntu. Saranno sufficienti lo stesso per installare un funzionale client per effettuare il backup.</p>
<p>Innanzitutto occorre avere a disposizione i cd di Data Protector etichettati come Solaris e Linux e HP UX. Nel caso in esempio abbiamo preso in esame la <strong>versione 6.11</strong>, mentre <strong>Ubuntu Linux</strong> è la versione 10.04 Server, che dovrà essere risolta in reverse DNS come pre-requisito iniziale.</p>
<p>Per iniziare abbiamo bisogno di installare il pacchetto <strong>RPM e Xinetd</strong> che si occuperà di &#8220;ascoltare&#8221; le richieste dal Data Protector.</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">sudo apt-get update
sudo apt-get install rpm xinetd</pre>
<p>RPM necessita di una piccola modifica, infatti dobbiamo lanciare il comando con l&#8217;opzione <em>&#8211;force-debian</em>, quindi automatizzeremo le operazioni. Per prima cosa rinominiamo l&#8217;eseguibile:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">sudo mv /usr/bin/rpm /usr/bin/rpm-ori</pre>
<p>Ora creiamo un file (<em>sudo vi /usr/bin/rpm</em>) che si chiamerà rpm con il contenuto:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">#!/bin/sh
/usr/bin/rpm-ori --force-debian $@</pre>
<p>Rendiamo eseguibile il file appena creato:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">sudo chmod 755 /usr/bin/rpm</pre>
<p>Prima di procedere all&#8217;installazione vera e propria verifichiamo che la porta 5555 del servizio xinetd sia libera (verrà usata appunto per attendere le istruzioni dal server di Data Protector). Con un editor di testo apriamo il file <strong>/etc/services</strong> e commentiamo:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">#rplay 5555/udp # RPlay audio service</pre>
<p>Ora possiamo caricare il cdrom (noi abbiamo usato quello denominato HP-UX), montarlo nel sistema e avviare l&#8217;installazione indicando il server e quali componenti installare.</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">sudo mount /dev/cdrom/ /media/cdrom
cd /media/cdrom/LOCAL_INSTALL
sudo ./omnisetup.sh -server FQDN.server.dataprotector -install da</pre>
<p>dove modificheremo ovviamente FQDN.server.dataprotector con il nome del server in questione, mentre per i componenti sarà sufficiente indicare quali scegliere (da = disk agent). Si otterrà un output simile a questo:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">  Data Protector version A.06.11 found
  Client detected, installed packets:  da

  Packets going to be installed: omnicf da

  Unpacking selected packets from CD, please wait (5-10 minutes)...
  Unpacking complete!

Data Protector software package successfully installed
  Installing Disk Agent (da)...

Data Protector software package successfully installed
  Importing client to FQDN.server.dataprotector...
Import host successful.

  Installation/Upgrade session finished.</pre>
<p>Abbiamo quasi concluso, con l&#8217;operazione precedente avremo già inserito tra i client noti all&#8217;interno di Data Protector il nostro server Linux (dovreste vederlo attivo alla voce client) tuttavia nel caso abbiate partizionato il vostro sistema con il <strong>filesystem Ext4</strong> serve ancora una piccola modifica. Per qualche motivo Ext4 non è tra i filesystem elencati. Dovremo semplicemente indicarlo con una piccola modifica.. In caso contrario vi ritroverete durante il backup un errore simile a &#8220;<em>All mountpoints on host &#8220;x.y.z&#8221; are excluded.</em>&#8220;.<br />
Il workaround richiede di modificare il file che si trova sotto <em>/opt/omni/lbin/.util</em><br />
Alla riga 351 troveremo un comando piuttosto lungo dove sono elencati i vari filesystem. Aggiungeremo dopo -t ext3 il nostro ext4 e la stringa dovrà essere come segue:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">/bin/df -P -t ext2 -t SFS -t ext -t minix -t xiafs -t reiserfs -t ext3 -t ext4 -t vfat -t vxfs -t xfs 2&amp;gt;/dev/null | sed '1d' | awk '{print $6}'</pre>
<p>A questo punto serve un ulteriore verifica di buon funzionamento. Nel nostro caso il servizio sulla porta 5555 non era attivo, infatti dando il comando <em>netstat -vantp</em> questa non compariva tra quelle attive in ascolto. Forse un bug non ha scritto la porta nel file <em>/etc/xinetd.d/omni</em>. Editato con il nostro solito editor avremo cura che appaia come segue:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">service omni
{
disable = no
id = omni
socket_type = stream
protocol = tcp
user = root
wait = no
server = /opt/omni/lbin/inet
server_args = -log /var/opt/omni/log/inet.log
port = 5555
}</pre>
<p>Riavviamo il servizio sudo <em>/etc/inet.d/xinetd restart</em> e abbiamo concluso il lavoro nel nostro sistema operativo. Dalla Gui di Data Protector ora siamo pronti a creare e lanciare il backup del server Ubuntu.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gmail: come aggiungere le note alle mail</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/08/gmail-come-aggiungere-le-note-alle-mail/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 13:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tecnicamente non esiste un prodotto che permetta di aggiungere delle note personali alle mail ricevute. In attesa che Google ci regali questa funzione (se mai lo farà) si può ovviare con i mezzi a disposizione. L&#8217;idea di base è quella di mandarsi una mail di risposta a se stessi, con alcuni piccoli accorgimenti. Innazitutto è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tecnicamente non esiste un prodotto che permetta di aggiungere delle <strong>note personali</strong> alle mail ricevute. In attesa che <strong>Google</strong> ci regali questa funzione (se mai lo farà) si può ovviare con i mezzi a disposizione. L&#8217;idea di base è quella di mandarsi una mail di risposta a se stessi, con alcuni piccoli accorgimenti.</p>
<p>Innazitutto è bene sapere che Google ha inserito alcune funzioni interessanti che servono per le <strong>iscrizioni a siti e forum</strong>, e  allo stesso tempo per filtrare eventuali contenuti. Infatti se ho la mail che si chiama <em>mailditest@gmail.com</em> sarà sufficiente aggiungere un punto o un più seguito da una parola. Ad esempio <em>mailditest+newsletter@gmail.com</em>.</p>
<p>Sarebbe semplice aggiungere la nota, basterebbe mandare una mail di riposta a se stessi con le note nel corpo del messaggio. Ma possiamo ulteriormente automatizzare il processo. Nelle impostazioni creiamo una <strong>etichetta</strong> (label) con il nome &#8220;<em>note</em>&#8220;, quindi creiamo un nuovo filtro in cui compiliamo il <strong>campo A:</strong> (to:) con un indirizzo ad hoc, ad esempio <em>mailditest+note@gmail.com</em>, premiamo &#8220;<strong>passaggio sucessivo</strong>&#8220;. Spuntiamo la voce &#8220;<strong>ignora in posta di arrivo (archivia)</strong>&#8221; e  &#8221;<strong>applica l&#8217;etichetta</strong>&#8221; scegliendo nel menu a tendina l&#8217;etichetta &#8220;<em>note</em>&#8220; poc&#8217;anzi creata, quindi premiamo il tasto &#8220;<strong>crea filtro</strong>&#8220;.</p>
<p>Ora ogni qualvolta scriveremo a <em>mailditest+note@gmail.com</em> avremo l&#8217;archiviazione automatica nella etichetta desiderata, dove le mail interessate avranno una risposta con le nostre note.</p>
<p>Esisterebbe un secondo metodo, poco ortodosso, ovvero quella di scrivere una mail di risposta con le note, togliendo ogni destinatario nel campo A: e poi salvando in bozza ( CTRL + S ). Questo sistema appunto salva la mail come bozza, lasciandola tuttavia in una visualizzazione simile al metodo precedente. A mio avviso però si ha un rischio elevato che queste vengano cancellate o compromesse poiché sono in una situazione di limbo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google Earth font sbagliati su Ubuntu</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/08/google-earth-font-sbagliati-su-ubuntu/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 09:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[linux]]></category>
		<category><![CDATA[fonts]]></category>
		<category><![CDATA[google earth]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho installato Google Earth (avevo da poco reinstallato Ubuntu) e al suo avvio mi sono trovato con un font che rendeva l&#8217;interfaccia difficilmente utilizzabile. Mi sono accorto subito di aver fatto la stupidaggine di non aver installato i font Microsoft. In realtà esiste un pratico pacchetto che si chiama Ubuntu restricted Extras che di fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho installato <a href="http://www.google.com/earth" target="_blank">Google Earth</a> (avevo da poco reinstallato <strong>Ubuntu</strong>) e al suo avvio mi sono trovato con un font che rendeva l&#8217;interfaccia difficilmente utilizzabile. Mi sono accorto subito di aver fatto la stupidaggine di non aver installato i font Microsoft. In realtà esiste un pratico pacchetto che si chiama <strong>Ubuntu restricted Extras</strong> che di fatto li contiene, insieme ad altre utility. Ad ogni modo  sarà sufficiente installare i font Microsoft come segue:</p>
<pre>sudo apt-get install ttf-mscorefonts-installer</pre>
<p>Nota: si è altresì reso necessario riavviare la sessione desktop</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ubuntu Unity gestione delle workspaces</title>
		<link>http://www.tosolini.info/2011/08/ubuntu-unity-gestione-delle-workspaces/</link>
		<comments>http://www.tosolini.info/2011/08/ubuntu-unity-gestione-delle-workspaces/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 14:22:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[workspaces]]></category>

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		<description><![CDATA[Unity di Ubuntu nella sua installazione di default mette le workspaces (i desktop aggiuntivi, di solito 4) in formazione &#8220;a muro&#8221; ovvero due in orizzontale e due in verticale. Se volete metterli tutti e quattro in orizzontale, oppure aggiungerne altri o levarne alcuni, insomma gestirli, dalla Unity medesima non risulta possibile al momento in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Unity di Ubuntu</strong> nella sua installazione di default mette le <strong>workspaces</strong> (i desktop aggiuntivi, di solito 4) in formazione &#8220;a muro&#8221; ovvero due in orizzontale e due in verticale. Se volete metterli tutti e quattro in orizzontale, oppure aggiungerne altri o levarne alcuni, insomma gestirli, dalla Unity medesima non risulta possibile al momento in cui scriviamo. Tuttavia possiamo ricorrere temporaneamente al vecchio <strong>Gnome</strong> (dove sostanzialmente il nuovo Desktop di Canonical si appoggia) senza dover riavviare la sessione. Sarà sufficiente aprire una finestra Terminale e lanciare il comando &#8221; <strong>gnome-panel</strong> &#8221; ed in basso apparirà la classica barra di Gnome. Quindi tasto destro sui riquadri delle workspaces, proprietà e da li potrete scegliere l&#8217;impostazione desiderata.</p>
<p><strong>Aggiornamento:</strong> Modifica tramite CompizConfig.<br />
Si può giungere molto più facilmente allo stesso risultato attraverso l&#8217;interfaccia di CompizConfig. Infatti il programma ha una specifica voce sotto <strong>Opzioni Generali</strong>, alla tab <strong>Dimensioni Desktop</strong> ci mostra una pratica schermata che ci permette di modificare a piacimento il numero di desktop virtuali sia in orizzontale che verticale.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>phpVirtualBox</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 09:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apache]]></category>
		<category><![CDATA[linux server]]></category>
		<category><![CDATA[PHP]]></category>
		<category><![CDATA[Virtualizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[linux]]></category>
		<category><![CDATA[macchine virtuali]]></category>
		<category><![CDATA[phpvirtualbox]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>
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		<category><![CDATA[virtualizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[VirtualBox è uno dei miei software preferiti, si tratta di un gestore di macchine virtuale open source della Oracle. Nel corso della sua breve vita i miglioramenti sono stati tantissimi, tuttavia il suo ambito di utilizzo è sempre stato quello della workstation o meglio di virtualizzare in locale. A quanto pare dalla versione 4.x è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.virtualbox.org/" target="_blank">VirtualBox</a> è uno dei miei software preferiti, si tratta di un gestore di macchine virtuale <strong>open source</strong> della Oracle. Nel corso della sua breve vita i miglioramenti sono stati tantissimi, tuttavia il suo ambito di utilizzo è sempre stato quello della workstation o meglio di virtualizzare in locale. A quanto pare dalla versione 4.x è maturata anche la possibilità di una gestione server per certi versi simile a prodotti business (di decennale esperienza) come <strong>Vmware Server</strong> o <strong>Virtual Server</strong> di Microsoft.</p>
<p><a href="http://tosolini.info/wp-content/uploads/2011/07/phpvbsm.png" rel="lightbox[280]" title="phpvbsm"><img class="aligncenter size-full wp-image-281" title="phpvbsm" src="http://tosolini.info/wp-content/uploads/2011/07/phpvbsm-e1311845482239.png" alt="" width="500" height="370" /></a></p>
<p><span id="more-280"></span></p>
<p>Infatti una installazione server tipica di <strong>Linux</strong> esente da GUI è possibile agire comunque su tutti gli aspetti di una creazione, gestione di una o più macchine virtuali, come descritto nel <a href="http://www.virtualbox.org/manual/ch08.html" target="_blank">capitolo 8</a> della guida di VirtualBox. Questo ha dato modo di &#8220;trasporre&#8221; i comandi all&#8217;interno di una interfaccia web, che con l&#8217;aiuto di <strong>Ajax</strong>, si è trasformata in una GUI di VirtualBox in tutto e per tutto senza rinunciare a nulla. Il progetto si chiama appunto <a href="http://code.google.com/p/phpvirtualbox/" target="_blank">phpVirtualBox</a> e come suggerisce il nome si appoggia ad un <strong>webserver Apache e PHP</strong>.</p>
<p>Si tratta, e bene dirlo, di un progetto che deve ancora esprimere il suo vero potenziale e non è esente da bugs. Tuttavia se non volete / potete spendere soldi per una virtual server farm potreste trovare l&#8217;accoppiata VirtualBox e <strong>webserver Linux</strong> decisamente vincente, considerando che phpVirtualBox già gestisce macchine virtuali in server multipli.</p>
<p>Vediamo come installare dalla nostra esperienza diretta.<br />
Abbiamo preso un server adeguatamente carrozzato, 18 GB Ram  e spazio disco a sufficienza, installato una Ubuntu Linux 10.04 con i pacchetti <strong>Apache2 e Php5</strong>.<br />
Dal sito della VirtualBox abbiamo aggiunto al nostro  <em>/etc/apt/sources.list</em>  il repository ufficiale</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">deb http://download.virtualbox.org/virtualbox/debian lucid contrib non-free</pre>
<p>Quindi aggiornato ed installato il software</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">sudo apt-get update
sudo apt-get install virtualbox-4.1</pre>
<p>Dal sito di phpVirtualBox abbiamo scaricato il pacchetto .zip e scompattato dentro <strong>/var/www</strong> rinominando opportunamente la cartella in phpvirtualbox affinché sia raggiungibile dal browser all&#8217;indirizzo <em>http://nomeserver/phpvirtualbox</em>.</p>
<p>Nel file di configurazione viene richiesto un utente che farà girare l&#8217;applicativo, quindi abbiamo preventivamente creato l&#8217;utente vbox</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">useradd -m vbox
passwd vbox</pre>
<p>Copiamo il <em>config.php.sample</em> in <em>config.php</em></p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">cp config.php.sample config.php</pre>
<p>quindi editarlo con il vostro editor preferito, in particolare indicando l&#8217;IP del webserver nella seguente variabile:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">/* SOAP URL of vboxwebsrv (not phpVirtualBox's URL) */
var $location = 'http://192.168.1.100:18083/';</pre>
<p>Da Root ora sarà necessario creare il file</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">vi /etc/default/virtualbox</pre>
<p>con i seguenti parametri</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">VBOXWEB_USER=vbox
VBOXWEB_LOGFILE=/var/log/virtualbox/virtualbox.log
VBOXWEB_HOST=192.168.1.100
INSTALL_DIR=&quot;/usr/bin&quot;</pre>
<p>In teoria seguendo le istruzioni la voce VBOXWEB_HOST non sarebbe necessario perché è persino previsto che l&#8217;interfaccia web possa essere in un server mentre l&#8217;applicativo delle macchine virtuali altrove, tuttavia senza questo parametro abbiamo riscontrato alcuni malfunzionamenti.</p>
<p>Ora l&#8217;utente vbox quasi sicuramente non sarà in grado di scrivere all&#8217;interno della cartella /var/log quindi andremo a creare la cartella virtualbox dando all&#8217;utente in questione i diritti per scriverci.</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">sudo mkdir /var/log/virtualbox
sudo chown vbox /var/log/virtualbox
sudo chmod 755 /var/log/virtualbox</pre>
<p>A questo punto l&#8217;interfaccia potrebbe già funzionare, ma nel primo avvio abbiamo riscontrato la mancanza di un extension pack di Oracle per Virtualbox che andremo a <a href="http://www.oracle.com/technetwork/server-storage/virtualbox/downloads/index.html" target="_blank">scaricare da questo sito</a>, ad esempio sulla nostra home /home/user. Per installarlo ci deve avvalere di uno specifico comando della VirtualBox:</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">wget http://download.virtualbox.org/virtualbox/4.1.0/Oracle_VM_VirtualBox_Extension_Pack-4.1.0-73009.vbox-extpack
VBoxManage extpack install /home/user/Oracle_VM_VirtualBox_Extension_Pack-4.1.0-73009.vbox-extpack</pre>
<p>Purtroppo le extension via CLI necessitano di un riavvio della macchina, prima però assicuriamoci che il servizio che lancia l&#8217;interfaccia web delle macchine virtuali sia installato</p>
<pre class="brush: powershell; title: ; notranslate">sudo update.rc vboxweb-services defaults</pre>
<p>Ora non ci resta che riavviare la macchina. Alla riaccensione il webserver dovrebbe essere disponibile con la phpVirtualBox attiva (la username e password di default sono admin:admin) dove poter procedere a creare la vostra prima virtual machine. Interessante il  sistema RDP (remote desktop) che permette di vedere tutta la fase di boot della macchina virtuale, troverete i dati di collegamento nei dettagli della macchina creata, che vi permetterà di scaricare un file .rdp con tutti i parametri pronti.</p>
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		<title>Midnight Commander tasto F10 in conflitto</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 10:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[linux]]></category>
		<category><![CDATA[compiz]]></category>
		<category><![CDATA[midnight commander]]></category>
		<category><![CDATA[shell]]></category>
		<category><![CDATA[ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[Per chi usa spesso Midnight Commander, il programmino che emula un file manager all&#8217;interno di una shell, ottimo se vi collegate in SSH ad un server Linux, può incappare in alcuni piccoli difetti. In particolare se vi collegate da un sistema desktop come Ubuntu Linux, il tasto F10 che sotto Midnight Commander serve per uscire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi usa spesso <strong>Midnight Commander</strong>, il programmino che emula un <strong>file manager</strong> all&#8217;interno di una <strong>shell</strong>, ottimo se vi collegate in <strong>SSH</strong> ad un server <strong>Linux</strong>, può incappare in alcuni piccoli difetti. In particolare se vi collegate da un sistema desktop come <strong>Ubuntu Linux</strong>, il tasto <strong>F10</strong> che sotto Midnight Commander serve per uscire dal programma, viene intercettato dal <strong>terminal server</strong> di Ubuntu desktop aprendo di fatto il menu a tendina e quindi invalidando il comando che volevamo dare alla shell.</p>
<p>Per ovviare al problema dovremo quindi inabilitare il tasto F10 per terminal server. Il workaround si compone di 2 fasi, poiché Ubuntu 11.04 con Unity fa uso di <strong>Compiz</strong>, e anche quest&#8217;ultimo ha voce in capitolo sulla pressione del tasto F10.</p>
<p>Per prima cosa apriamo terminal server di Ubuntu desktop, quindi dal menu testuale scegliamo <strong>Modifica -&gt; Scorciatoie da tastiera</strong>.<br />
Nella maschera che compare disabiliteremo l&#8217;opzione &#8221; <em>Abilitare il tasto scorciatoia per il Menù (il tasto predefinito è F10)</em>&#8220;.<br />
Ora dobbiamo andare nelle configurazioni di Compiz. Qui occorre, se non l&#8217;avete fatto, installare il <strong>Compiz Settings Manager</strong>.</p>
<p><em>sudo apt-get install compizconfig-settings-manager</em></p>
<p>Ora nelle nostre impostazioni di sistema (tasto spegni in alto a destra dopo il vostro nomeutente, quindi Impostazioni di sistema) avremo una nuova icona <strong>Gestore Configurazione CompizConfig</strong>.</p>
<p>Cerchiamo nella finestra delle varie opzioni Ubuntu Unity Plugin.<br />
Nella nuova maschera, l&#8217;ultima voce  &#8221;<em>Key to open the first panel menu</em>&#8221; è quella che ci interessa. Premiamo il tasto sulla destra alla riga corrispondente e disabilitiamo nella finestra in pop-up il comando.</p>
<p>Ora avviando Midnight Commander da shell avremo il tasto F10 a disposizione.</p>
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